fiumi e monti irlandesi

fiumi e laghi e moti d’irlanda

(in gaelico Éire; in inglese Ireland). Isola dell’Europa nordoccidentale, la seconda per estensione (84.420 km²) dell’Arcipelago Britannico; si affaccia all’oceano Atlantico a N, W e S, mentre a E il canale del Nord, il Mar d’Irlanda il canale di San Giorgio la separano dalla Gran Bretagna . Politicamente è divisa nella Repubblica d’Irlanda e nell’Irlanda del Nord che fa parte del Regno Unito di Gran Bretagna.

Geomorfologia
Morfologicamente l’isola si presenta piuttosto semplice: al centro si estende una vasta e pressoché uniforme pianura, rialzata ai bordi da rilievi antichissimi e di moderata altezza, che peraltro non formano un orlo compatto ma in ampi tratti lasciano spazio alla pianura di giungere sino al mare. Un tempo unita alla Gran Bretagna, l’isola poggia su uno zoccolo antichissimo, archeozoico e paleozoico inferiore (Cambriano e Siluriano), che fu interessato dalle due grandi orogenesi dell’era paleozoica: la caledoniana e l’ercinica. Alla prima si devono i rilievi dell’Irlanda settentrionale e sudorientale, dal tipico andamento SW-NE, ben riscontrabile anche in Scozia e nella Scandinavia, regioni parimenti incluse nell’Europa caledoniana; all’orogenesi ercinica (di cui specificatamente interessò l’Irlanda il corrugamento detto armoricano vanno invece ascritti gli allineamenti dell’Irlanda sudoccidentale, a pieghe grosso modo parallele e disposte da W a E, che hanno riscontro nei rilievi della Cornovaglia (Inghilterra) e della Bretagna (Francia). Gneiss e scisti cristallini con potenti intrusioni granitiche, verificatesi durante le fasi del corrugamento, sono ampiamente presenti nei rilievi caledoniani, mentre quelli armoricani mostrano una prevalenza di scisti, quarziti e arenarie. Il bassopiano centrale è formato invece essenzialmente da una potente stratificazione calcarea risalente al Carbonifero, quando gran parte dell’isola fu invasa dal mare. Anche i sommovimenti cenozoici, culminanti nell’orogenesi alpina, ebbero ripercussioni in Irlanda – probabilmente portarono alla separazione dell’isola dalla Gran Bretagna –; si verificò un’intensa attività vulcanica con conseguenti fuoriuscite laviche, di cui è un vistoso esempio l’altopiano basaltico di Antrim, nell’Irlanda nordorientale, che raggiunge il mare con le imponenti scogliere a struttura colonnare chiamate Giant’s Causeway (selciato del gigante).. Tra i principali modellatori della morfologia irlandese è infine da annoverare la glaciazione pleistocenica; i ghiacci quaternari ricoprirono largamente la superficie dell’isola, lasciando al loro ritiro ingenti depositi morenici soprattutto nel bassopiano centrale, spesso strutturati in drumlins (alture a dorso di balena) ed eskers (cordoni allungati) e originando numerosissimi specchi lacustri. L’antichità del rilievo e l’incessante azione erosiva fanno sì che l’isola manchi di cime elevate, culminando nei MacGillycuddy’s Reeks (monte Carrantuohill, 1041 m) nell’estrema e assai accidentata sezione sudoccidentale dell’Irlanda. Tra gli altri principali rilievi, che in nessun punto toccano i 1000 m, sono: a N i monti del Donegal (monte Errigal, 752 m), i monti Sperrin (819 m) e il citato altopiano di Antrim , fiancheggiato più a S dai monti Mourne (monte Slieve Donard, 852 m); a W i monti Nephin (807 m) e Mweelrea (819 m); a SE l’imponente massiccio dei Wicklow (monte Lugnaquillia, 926 m); infine, sovrastanti da S la conca centrale, la cui altezza media si aggira sui 100 m, i monti Silvermine (Keeper Hill, 695 m) e Slieve Bloom (monte Arderin, 529 m). Lembi più o meno estesi di basseterre (per esempio la piana attorno a Dublino, la depressione del Lough Neagh, ecc.) s’interpongono tra i rilievi periferici, determinando una costa bassa, ma fittamente articolata per effetto dell’erosione glaciale e di quella fluviale. Altrove il litorale è alto e roccioso, specie in corrispondenza del massiccio del Donegal e dei monti dell’Irlanda sudoccidentale, dove si protendono nell’Atlantico digitate penisole, che rappresentano le estremità occidentali dei rilievi armoricani; esse si formarono a seguito di una relativamente recente trasgressione marina che ha invaso il tratto inferiore di numerose vallate, dando origine a fiordi e rías.

Idrografia
La rete idrografica non è molto sviluppata e, per il rialzo montuoso periferico, poco organica; le caratteristiche climatiche, in particolare l’omogenea distribuzione delle piogge nel corso dell’anno, assicurano però una rimarchevole costanza del regime. I principali fiumi nascono dalle alture maggiormente pronunciate del bassopiano centrale, dove spesso però vagano lentamente, espandendosi di frequente in bacini lacustri, elemento tipico della morfologia irlandese; il loro corso, ampiamente senile, subisce in genere un processo di ringiovanimento in prossimità della costa, dove devono spesso aprirsi a fatica un varco tra i monti e il loro declivio aumenta sensibilmente. Il maggior fiume irlandese è lo Shannon (368 km), che si origina dai margini interni dei rilievi settentrionali e, dopo aver solcato da N a S il bassopiano, sfocia con un lungo estuario nella costa occidentale; il dislivello delle sue acque tra l’uscita dal Lough Derg e l’inizio dell’estuario, a Limerick, è sfruttato da una centrale che fornisce energia elettrica a buona parte del Paese. Dall’orlo rialzato formato dai monti Silvermine e Slieve Bloom si originano i fiumiBarrow, Nore e Suir, che si riuniscono nel Waterford Harbour; insieme al Blackwater, al Lee (che scendono verso E tra le vallate dei monti del Kerry) e allo Slaney (che sfocia nel Wexford Harbour, cui convoglia le acque dei versanti meridionali e occidentali dei monti Wicklow) costituiscono i maggiori fiumi dell’Irlanda meridionale. La regione montuosa settentrionale è solcata parimenti da numerosi fiumi, anch’essi originatisi dalle alture ai margini del bassopiano centrale; i principali sono il Bann e il Foyle, che sfociano nel Canale del Nord, e l’Erne, che dopo essersi espanso nei laghi Erne Superiore ed Erne Inferiore sbocca nella baia di Donegal. Molteplici sono i bacini lacustri, i loughs lasciati nell’isola dalla glaciazione quaternaria; si ricordano il Lough Neagh, il più esteso dell’arcipelago britannico (396 km²), i citati Erne, il Ree e il Derg, attraversati dal fiume Shannon, il Mask, il Corrib, il Conn, tutti nella regione del Connaught, nell’Irlanda occidentale.

Clima
I fattori principali che condizionano il clima sono l’insularità del Paese e la posizione sulla direttrice delle masse di aria atlantiche le quali, data la frammentarietà dei sistemi montuosi periferici, penetrano facilmente nell’interno. L’intera isola è perciò caratterizzata da un clima di tipo oceanico, mite e piovoso; le piogge si aggirano sugli 800-1400 mm annui, con massimi di 3000 mm sui più esposti versanti montuosi sudoccidentali e minimi di 600-700 nella più protetta fascia costiera orientale. In realtà più dell’eccesso di precipitazioni è rimarchevole la loro uniforme distribuzione (la maggior parte del territorio presenta oltre 200 giorni di piogge all’anno): per contro assai scarsa è l’insolazione, anzi il cielo quasi costantemente nuvoloso è uno dei tratti distintivi del paesaggio irlandese, insieme alle nebbie. La temperatura media annua, decrescente da W, dove è attiva l’influenza della Corrente del Golfo, verso E, si aggira sui 9 ºC; gli inverni non sono rigidi, mantenendosi al di sopra dello 0 ºC, mentre le estati sono fresche, con medie di 15 ºC. Per l’elevata umidità e la temperatura relativamente mite l’isola aveva anticamente ampie zone boschive, specie di latifoglie; un plurisecolare e irrazionale diboscamento ha ormai pressoché ovunque distrutto l’antica copertura forestale (all’inizio del sec. XXI meno del 5% del territorio). Dominano così il paesaggio brughiere, torbiere e pascoli, grazie ai quali si è peraltro potuta sviluppare quell’attività zootecnica che è la principale e tradizionale risorsa economica degli irlandesi.

Geografia umana
La sezione orientale dell’Irlanda, la più prossima alla Gran Bretagna e la più climaticamente protetta, ha sempre rappresentato l’area di più fitto popolamento, ospitando tra l’altro le due principali città irlandesi, Dublino e Belfast. Ivi si ebbero i più antichi insediamenti, già nel VI millennio a. C., di pescatori e cacciatori giunti dalla Scozia e, poco dopo (nel Neolitico, lungo il fiume Bann, e nell’Eneolitico) dei primi pastori e agricoltori la cui presenza è ben attestata anche da centinaia di monumenti megalitici (dolmen, menhir, cromlech). Nel sec. IV a. C. sbarcarono nell’isola i Celti provenienti dal Galles che in breve tempo colonizzarono tutta l’isola: a loro si devono la diffusione dell’agricoltura – a detrimento peraltro delle aree forestali, già da allora degradate – e la fondazione di numerosi centri stabili. La successiva invasione dei popoli nordici, localmente chiamati Danesi, portò alla fondazione di quelle minute basi portuali da cui si sarebbero poi sviluppate quasi tutte le principali città irlandesi, a cominciare da Dublino. L’occupazione normanna dell’Inghilterra e il suo conseguente espansionismo provocò, dal sec. XII, la progressiva invasione inglese dell’isola cui si deve l’edificazione di Belfast, piazzaforte sorta a contrastare la penetrazione scozzese. Nel complesso, però, la popolazione rimase a lungo piuttosto scarsa, anche per la stagnazione dell’economia dell’isola, pressoché priva di risorse naturali e duramente sfruttata dagli Inglesi; si calcola che alla fine del sec. XVII contasse appena 1,3 milioni di abitanti. Ma l’introduzione della coltura della patata determinò un rapido e sensibilissimo incremento demografico; già cent’anni dopo l’Irlanda aveva 4 milioni di ab., passati a ben 8,5 milioni nel 1845. Ma negli anni 1846-47 si manifestò – come in altri Paesi d’Europa – una gravissima perdita dei raccolti dovuta alla peronospora, che determinò una carestia di enormi proporzioni con tragici effetti: in 5 anni la popolazione diminuì di ca. un quarto, scendendo nel 1851 a 6,5 milioni. Tale calo demografico si deve per una metà alla mortalità conseguente la sottoalimentazione e per l’altra all’ingente flusso migratorio per lo più verso gli Stati Uniti, che proseguì ininterrotto fin dopo la metà del sec. XX. D’altro canto, l’espatrio aveva sempre rappresentato l’unica risposta alle insufficienti risorse locali; tuttavia, mentre si calcola che tra il 1780 e il 1845 avessero lasciato l’isola 1,8 milioni di irlandesi, tra il 1845 e il 1950 gli emigranti furono ben 6 milioni. La popolazione è andata pertanto diminuendo fino al minimo di 4,1 milioni del 1966; la successiva ripresa demografica ha stabilizzato gli abitanti intorno ai 5 milioni. La densità nelle due compagini politiche irlandesi è, però, assai diversa: ben 125 ab./km² si registrano nell’Irlanda del Nord, 58 ab./km² nella Repubblica d’Irlanda. Sono pressoché analoghe le percentuali tra popolazione rurale e urbana, che è quasi il 57% nella seconda, oltre il 55% nell’Irlanda del Nord. Tuttavia il fenomeno dell’urbanesimo, strettamente legato all’evoluzione dell’economia, è recente e in pratica ha interessato solo Dublino e Belfast; le altre maggiori città sono Cork, Limerick e Dún Laoghaire (Repubblica d’Irlanda) e Londonderry (Irlanda del Nord).

Storia
Colonizzata verso il sec. IV a. C. da popolazioni celtiche che si sovrapposero ai preesistenti Prittani, di origine sconosciuta, l’isola formò una serie di staterelli tra cui quello di Connaught prevalse al punto che il suo re venne considerato l’“alto re” da parte di tutti gli altri, costituendo in tal modo un’unità di tipo feudale ante litteram. Sfuggita alla conquista romana, venne convertita al cristianesimo a partire dal 432 da San Patrizio. La nuova religione fu accolta con molto favore dai sovrani locali e con essa si diffuse la cultura latina: i monasteri irlandesi divennero nei secoli bui dell’Europa autentici focolai di sapere che non rimase confinato all’isola ma si diffuse sul continente quasi a restituire parte di quanto da esso aveva assorbito. Sulla fine del sec. IX iniziarono le incursioni e le parziali conquiste da parte dei Vichinghi favorite dalle guerre scoppiate tra i re locali. Solo nel 1014 l’isola fu liberata e nel 1103 venne stroncato l’ultimo tentativo compiuto dai Norvegesi, ma la libertà dell’isola durò ben poco: attribuita da papa Adriano IV a Enrico II d’Inghilterra nel 1154, fu invasa da questi nel 1171 e conquistata grazie all’aiuto del clero. L’Irlanda venne allora percorsa da avventurieri inglesi che, dopo aver rubato e razziato, vi si stabilirono; i tentativi di Giovanni Senza Terra per porvi rimedio non ebbero effetto per la debolezza politica del re. Venne istituito a Dublino un Parlamento sul modello inglese, cui nel 1310 furono ammessi anche i rappresentanti delle città (i “Comuni”). Per tutto il sec. XIII infuriò la lotta fra avventurieri inglesi e potenti famiglie irlandesi, ma gli sforzi di queste per respingerli furono vani nonostante il temporaneo aiuto degli Scozzesi: gran parte dell’isola rimase agli Inglesi. La situazione migliorò quando di fronte all’arrivo di nuovi avventurieri si opposero i discendenti dei primi invasori, che nel frattempo s’erano fusi con l’elemento locale, e in una parte dell’isola, il Connaught, tornarono a rifiorire la lingua gaelica e le arti. Lo scoppio della guerra dei Cent’anni fra Inghilterra e Francia (1338) consigliò la prima a restringere l’area di occupazione a poche contee sulla costa orientale (Pale) che furono sottoposte a forzata anglicizzazione, mentre il resto dell’isola veniva considerato territorio nemico e si rompeva pertanto con esso ogni rapporto (Statuti di Kilkenny, 1366). La vita irlandese riprese vigore anche se sull’isola incombeva il pericolo che, una volta finito il conflitto con la Francia, gli Inglesi ne tentassero la riconquista partendo dal Pale, il che avvenne coi Tudor: Enrico VII nel 1494 sottopose il Parlamento di Dublino al proprio controllo ed Enrico VIII nel 1541 si fece proclamare re d’Irlanda. La riforma anglicana, favorevolmente accolta dagli Irlandesi in un primo momento, venne avversata quando a partire dal regno di Edoardo VI (1547-53) vi si introdussero principi calvinisti: scoppiarono numerose rivolte, tutte infruttuose, contro Elisabetta I Tudor e contro Giacomo I Stuart, nonostante la buona volontà di quest’ultimo di trattare con i cattolici. Fu presa allora una decisione che per il futuro dell’Irlanda si dimostrò fatale: nella parte settentrionale (Irlanda del Nord o Ulster) vennero inviati coloni protestanti e l’unità dell’isola fu così spezzata. Divamparono lotte terribili tra cattolici, anglicani e puritani, duramente represse da Cromwell tra il 1649 e il 1652 e da re Guglielmo III d’Orange nel 1689-90, quando lo spodestato Giacomo II Stuart tentò dall’Irlanda la riconquista del trono. La questione divenne sempre più, oltre che religiosa, sociale, in quanto la massima parte delle terre fu data ai protestanti. Inoltre i cattolici furono esclusi dal Parlamento di Dublino e il commercio del bestiame e la produzione della lana ostacolati. Per un secolo le condizioni dell’Irlanda cattolica furono misere. Solo a partire dal 1778 le leggi che la opprimevano furono attenuate, ma la simpatia degli Irlandesi per la Francia rivoluzionaria tornò a peggiorarle: il Parlamento di Dublino venne soppresso e l’isola ridotta a un’appendice della Gran Bretagna. Quando quivi il liberalismo economico trionfò, la situazione irlandese peggiorò drasticamente, aggravata dalla crisi agricola prodotta dalla distruzione del raccolto delle patate, il cibo dei poveri. La reazione fu la nascita d’un partito rivoluzionario irlandese (Fenian) che, unendo la propria azione a quella più moderata svolta nel Parlamento britannico da Parnell e da Davitt, finì col creare nella stessa Gran Bretagna un movimento di comprensione per la sorte dell’Irlanda. A Gladstone si devono, tra il 1871 e il 1881 i provvedimenti che migliorarono le sorti dei proprietari terrieri. Tuttavia, l’autogoverno (Home Rule), approvato dalla Camera dei Comuni, fu respinto nel 1886 e nel 1893 da quella dei Lord. La caduta di Gladstone (1894) e il ritorno dei conservatori al potere nel 1895 bloccarono ogni iniziativa a favore dell’Irlanda dove nel 1899 sorse un nuovo movimento rivoluzionario, il Sinn Fein. Solo nel 1905 i liberali, tornati al potere a Londra, ripresero in esame la questione irlandese, senza successo immediato sempre a causa dell’opposizione della Camera dei Lord. Un’alleanza tra deputati liberali e deputati irlandesi riuscì nel 1911 a varare la legge in base alla quale non era più possibile ai Lord respingere più di due volte un progetto di legge approvato dai Comuni. Nel 1913 venne così votato l’autogoverno, ma lo scoppio della prima guerra mondiale l’anno seguente ne impedì l’attuazione. Sotto la guida di Pearse gli indipendentisti irlandesi promossero nel 1916 a Dublino un’insurrezione che venne soffocata nel sangue. sotto la guida di Pearse, una violenta insurrezione a Dublino, che venne soffocata nel sangue. Tutto ciò portò a un rinvio della soluzione e soltanto dopo che il Sinn Fein nel 1920 passò all’insurrezione armata e al terrorismo, il governo di Londra si decise a risolvere la questione: l’Ulster, in maggioranza protestante, ebbe una larga autonomia e continuò a far parte del Regno Unito, mentre il resto dell’Irlanda costituì un Dominion nell’ambito del Commonwealth. Tale soluzione, approvata dal Parlamento di Dublino il 7 giugno 1922, doveva essere foriera di futuri conflitti. Nella parte cattolica si sviluppò un acceso nazionalismo, che portò alla resurrezione della lingua gaelica e a un progressivo distacco dalla Gran Bretagna. Nel 1937 si costituì così la Repubblica di Irlanda, che nel 1949 uscì anche dal Commonwealth, divenendo completamente indipendente. Per la storia contemporanea si veda Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda.

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